Senago ricorda Giulia e Thiago Tramontano a tre anni dall’efferato omicidio
Un ricordo vivo nel cuore della comunità, una ferita profonda che Senago ha trasformato in impegno civile contro la violenza di genere.
A tre anni dal drammatico femminicidio di Giulia Tramontano e del piccolo Thiago che portava in grembo, avvenuto la sera del 27 maggio 2023, Amministrazione e Comunità Pastorale hanno organizzato un momento di commemorazione. Luogo prescelto quello della panchina rossa, simbolo della lotta alla violenza di genere.
“Siamo qui per essere comunità, per rappresentare la vicinanza alla famiglia Tramontano, per fare memoria e fare in modo che non ci siano più Giulia e Thiago nel mondo – ha espresso il sindaco Magda Beretta – Purtroppo siamo lontani da questa realtà, ma questo non ci deve fare arrendere”.
La storia di Giulia, giovane donna incinta di sette mesi, uccisa dal compagno Alessandro Impagnatiello con 37 coltellate tra le mura domestiche nell’appartamento di via Novella, ha scosso profondamente non solo Senago ma l’Italia intera.
Il suo nome è divenuto un simbolo di dolore, ma anche di riscatto e di impegno civile. La storia di Giulia è entrata nelle scuole, nelle iniziative promosse dal Gruppo di Lavoro, nell’apertura di due Case Rifugio che a Senago ospitano donne con bambini vittime di violenza. A Giulia e Thiago verrà intitolata la nuova Casa di Comunità.
La lettera di mamma Loredana per la commemorazione di Giulia Tramontano a Senago
Toccanti le parole che mamma Loredana ha rivolto alla comunità di Senago con una lettera inviata all’Amministrazione. “Pensiamo spesso alla vostra comunità, alla vicinanza e al vostro amore senza tempo per Giulia e Thiago – ha scritto – Oggi è una triste ricorrenza per noi, per voi, per chi l’ha conosciuta e per chi no. Per chi le ha venduto un fiore, per chi la vedeva passeggiare con il suo pancione. Il dolore per la loro perdita non si ferma mai”.
Alla cerimonia anche le referenti della rete interistituzionale dei centri antiviolenza. L’appello arrivato da Chiara Melchiorre e Chiara Sainaghi è stato quello di essere sentinelle attive, non girarsi dall’altra parte, ma segnalare e accompagnare. “Questo femminicidio ci ricorda che di violenza si muore – hanno espresso – Occorre riconoscere la violenza, anche nelle sue forme più lievi, e non giustificarla mai”.
Stefania Priolo




