di Stefano Di Maria
In un certo senso è tornato su Netflix BLACK MIRROR, la serie dal successo mondiale che affrontava lo spinoso tema dei pericoli connessi allo sviluppo delle tecnologie, ponendo anche interrogativi etici di non poco conto (https://www.ilnotiziario.net/wp/serietv/black-mirror-6-recensione-di-una-serie-a-cui-resta-poco-da-raccontare/). Direttamente dalla Germania è arrivata CASSANDRA, che spinge a interessanti riflessioni sull’utilità dei robot e dei software in casa ma anche sui rischi legati all’umanizzarli eccessivamente. Una questione di grande attualità di questi tempi in cui tiene banco il dibattito sull’intelligenza artificiale.

CASSANDRA – La trama
Da quando i suoi proprietari sono morti in misteriose circostanze oltre 50 anni fa, la più vecchia smart home tedesca è rimasta vuota. Ma quando Samira e la sua famiglia si trasferiscono nella casa, l’assistente virtuale Cassandra si risveglia da un sonno durato decenni.
Sviluppata negli anni ’70 per prendersi cura di una famiglia e rimasta fuori servizio fin dalla morte dei precedenti inquilini, Cassandra ora sente di avere una seconda chance. Credendo di essere molto più di una fatina che tiene tutto in ordine, presto si considera parte della famiglia e fa il possibile per non essere nuovamente emarginata… con qualsiasi mezzo a disposizione.

CASSANDRA – La recensione
Ammantata da un’atmosfera retrofuturistica, soprattutto per l’ambientazione nella smart home, CASSANDRA si pone fra la fantascienza, il thriller e family drama. Innumerevoli i temi trattati, dando l’impressione che ci sia eccessiva carne al fuoco: oltre ai già citati pericoli tecnologici (con l’abusata storia del robot che si ribella all’uomo), la maternità e la paternità declinate nella protezione dei figli a ogni costo, il bullismo e l’omosessualità nelle generazioni contemporanee.
Alternando la storia fra passato e presente, il ritmo è sempre serrato: ogni scena sembra preludere al peggio, fino all’adrenalinico finale che rischia di essere affrettato ma così non è. E’ merito di una scrittura seppure imperfetta: troppo concentrata sulla tensione, ha sbavature e imprecisioni imperdonabili (come la madre che quasi non fa una piega anche se la figlia ha rischiato la vita a casa dell’amica).

CASSANDRA è comunque una storia ben raccontata, che vuole portarci a riflettere sui rischi che corriamo – in campo tecnologico – elevandoci a Dio. Ci pone infatti di fronte alla questione etica: come tutelarci dall’eccessiva umanizzazione dei robot e dei software che stanno sempre più invadendo le nostre vite? IN CASSANDRA è tutto estremizzato e poco credibile, ma il punto interrogativo è lo stesso. E’ un tema già visto e rivisto, ma una volta in più, soprattutto con un cast di questo livello e una storia così ben raccontata, non è poi male.
VOTO: 3,5/5
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