di Stefano Di Maria
Se siete in dubbio se vedere o meno OLD MONEY – MONDI OPPOSTI, lasciate perdere. A meno che non abbiate nostalgia delle soap opera di una volta, intrise di un sentimentalismo dolciastro più che melenso, colonne sonore ridondanti e personaggi tagliati con l’accetta. Con questo show, a dir poco grossolano, Netflix non ha fatto uno ma, a essere generosi, due passi indietro nella qualità delle sue produzioni.

MONEY, MONDI OPPOSTI – La trama
Questa è la storia della battaglia tra famiglie benestanti di lunga data e nuovi ricchi, dello scontro tra potere e intelligenza e dell’innamoramento di due personaggi forti: da una parte c’è Osman, che partendo dal nulla ha ottenuto ricchezza e successo grazie a mosse audaci e decisive; dall’altra c’è Nihal, proveniente da una famiglia con un patrimonio generazionale e maestra di diplomazia. Quando entrano in gioco i sentimenti, tutto si complica.

OLD MONEY, MONDI OPPOSTI – La recensione
Chi cambia le regole del gioco vince e quando si è innamorati, se l’orgoglio ci mette lo zampino, la relazione è destinata a finire. E’ quanto troviamo nella serie Netflix in otto episodi da circa 40 minuti, che si propone come un dramma turco a tinte sentimentali. Le buone aspettative c’erano tutte ma sono state deluse.
Partiamo da cosa si salva: la fotografia, che cristallizza una Istanbul sempre bella e affascinante: anche se, a dire il vero, la storia si svolge tutta fra case da rivista patinata a scorci del Bosforo. Per il resto è incredibile che in sette scene su dieci i protagonisti tengano in mano bicchieri o bottiglie di gin e altri alcolici: non fanno che rifugiarsi nel bere per non affrontare i problemi.
Fra incongruenze, errori grossolani e prevedibilità
La scrittura è prevedibile, poco incisiva, imprecisa al limite del grossolano: c’è una scena in cui un personaggio racconta un aneddoto; nell’episodio successivo lo stesso aneddoto viene riportato a Nihal, che se ne stupisce come se non lo avesse mai sentito, eppure era presente quand’era stato raccontato la prima volta. Ci sono riunioni di lavoro nelle quali i dipendenti si fanno la corte e i complimenti come se i colleghi non fossero presenti, mentre Nihal lavora tutta sola in ufficio che è grande quanto un centro commerciale. Vediamo un’amica che va a trovare Nihal di giorno e, dopo che la padrona di casa prende ovviamente da bere, è già sera. Ovunque si trovi, Osman, nemmeno fosse un mago, fa spuntare uno scialle rosso con cui copre le spalle di Nihal. Per non parlare dei vuoti narrativi: non si capisce perché Osman voglia la villa della famiglia di Nihal con tanto accanimento né si capisce come lui e i suoi fratelli si siano arricchiti (non c’è nessun approfondimento in questo senso, nessuna spiegazione).

OLD MONEY, MONDI OPPOSTI si riduce a una storia d’amore banale e tormentata come nella più consumata telenovela, tirata per le lunghe mentre strizza l’occhio al pubblico internazionale con hit e colonne sonore che sottolineano lo stato d’animo dei protagonisti. Si accettano scommesse sulla seconda stagione: il rischio è di ritrovarci lo stesso manipolo di personaggi in un centro per alcolisti anonimi.
IL NOSTRO VOTO
2/5
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