Venerdì ha compiuto 18 anni. E questo giorno lo deve aver immaginato, desiderato da tempo. Di certo, non avrebbe pensato di passarlo in un letto d’ospedale ritrovandosi dalla parte di chi ce l’ha fatta. Per una dei sopravvissuti all’incidente di Senago, venerdì è stato il suo diciottesimo compleanno. Domenica all’alba era in quell’auto impazzita finita a strapiombo nel canale Villoresi. Maurizio, suo papà, è stato svegliato nel cuore della notte dai carabinieri ed è stato il primo che da Paderno Dugnano è arrivato in via per Cesate.
Qual è la prima immagine che ha in mente, quando ha visto il luogo dell’incidente?
“Quando sono arrivato, c’era un corpo coperto a terra. Ho sperato che non fosse mia figlia. Di lei non sapevo se fosse viva. Poi l’ho trovata su un’ambulanza, viva. Aveva una vertebra fratturata”.
Come ha fatto a salvarsi?
“È uscita da un finestrino che era rimasto aperto. Ha nuotato nelle acque con dolori atroci alla schiena. Poi l’hanno portata a riva legandola a una fune”.
A distanza di una settimana dall’incidente come sta?
“L’hanno sottoposta a un intervento chirurgico molto delicato: hanno sfiorato il midollo. Le hanno dovuto impiantare dodici viti per ricostruire una vertebra. Ero terrorizzato per tutta l’operazione finché il chirurgo non mi ha assicurato dell’esito positivo. La riabilitazione ora è molto dolorosa. Appena passa l’effetto degli antidolorofici, piange.
La riabilitazione sarà lunga?
“Sì, abbiamo i primi segnali positivi. Muove i piedi e le gambe. Risponde bene agli stimoli”.
Che cosa ricorda di quella notte?
“Ha ricordi dell’impatto con l’acqua, soprattutto quando dorme. Io trascorro tutta la notte con lei. In quel canale ha perso amici di cui era inseparabile”.
Tra loro c’era anche Camilla Copparoni.
“Eravamo d’accordo che dopo il diciottesimo di un loro amico, sarebbe venuta a dormire a casa nostra con mia figlia e un’altra amica sopravvissuta a questo incidente. Tutti ragazzi puliti, per bene”.
E perché sono cambiati i piani?
“Attorno alle 2 ero pronto per andarle a prendere per portarle a casa. Mia figlia mi scrive che sarebbe andata a ballare e che per il rientro aveva trovato un passaggio da un amico”.
Il diciottenne che oggi è indagato per omicidio stradale. Che cosa prova quando pensa a lui?
“Lui ha sbagliato, è innegabile, perché ha rovinato delle famiglie. Ma hanno sbagliato anche i ragazzi, tra cui mia figlia, che sono saliti in nove su quell’auto. Bastava una telefonata e sarei andato a prenderli per riportarli a casa”.
Dopo tre giorni di carcere, ha ottenuto gli arresti domiciliari. Cosa ne pensa?
“Porterà questo peso per tutta la vita. Non si può guidare dopo aver bevuto. Non esiste bere e poi guidare: questo non è accettabile. Lui non è un delinquente, già si porterà il peso sulla coscienza per tutta la vita. Evitiamo di accanirsi contro di lui. Forse se il destino avesse riservato un finale diverso a mia figlia, la penserei in un’altra maniera…”.
Cosa risponde agli hater e a chi scrive commenti facili sui social?
“Non sopporto i falsi moralisti. I nostri figli sono tutti prossimi alla maggiore età: se non festeggiano ora, quando lo dovrebbero fare. Non hanno quattordici anni”.
Ha avuto modo di incontrare i genitori dei tre ragazzi che non ci sono più?
“È stato dolorosissimo. Mi chiedevano perché fosse finita così. Se mia figlia si fosse seduta da un’altra parte in quell’auto, forse potrei esserci io ora al loro posto. Ho raccontato di questo incontro a mia figlia e ci siamo messi a piangere. Per ora con lei cambio discorso”.





